Break the Chain

tessuto jeans, tecniche varie: ricamo, appliqué, reverse appliqué, canadian smock
denim, various techniques: embroidery, appliqué, reverse appliqué, canadian smock 

Questa installazione è stata ispirata da artiste come Heather Cameron e Susan Strasser che nei loro scritti e nelle loro opere hanno espresso l’importanza del tessuto, e conseguentemente dei capi d’abbigliamento, nel corso dei secoli. Tessere, rammendare e riparare erano attività fondamentali, non solo abilità manuali ma vere e proprie risorse nel prendere cura dell’abbigliamento. Conservare era una filosofia di vita, non solo una necessità pratica. La tendenza attuale di comprare, indossare e scartare in brevissimi tempi, sia perché dettata da una desiderio di seguire una moda che muta vorticosamente, sia per un fatto di prestigio, sia perché succubi di forze che spingono a ‘consumare’, ci ha fatto perdere di vista quanto preziosi siano i tessuti naturali e le risorse impiegate per produrli. 

Il jeans è stato scelto per la sua enorme diffusione; indossato in ogni continente ed in ogni strato sociale, proposto dai designer più celebri o dalle catene più commerciali, è di facile reperimento e alla portata di tutti. L’installazione vuole essere un suggerimento ad interrompere il ciclo industria-consumatore-scarto.

L’artista ripropone pezzi scartati trovati sui banchi dell’usato, resi unici ed originali mediante semplice manipolazione del tessuto, in un tentativo di recuperare quanto è stato sacrificato in nome del profitto.

This installation has been inspired by artists like Heather Cameron and Susan Strasser that in their writings and works expressed how fabric, and as a consequence clothing, has been important through the centuries. Weaving, mending and repairing were crucial activities, not only manual skills but real resources in taking care of clothing. To preserve was a way of living, not only a practical necessity. The trend of buying, wearing and discarding in very short times either in a wish to follow an ever changing fashion, or for prestige, or because pushed by strengths that invite  to ‘use’, made us lose sight of how precious natural fibers, and the resources to produce them, are. 

Jeans was chosen for its wide diffusion; worn in every continent and at every social level, offered by the most renowned designers or the most commercial chains, it is easily accessible and affordable. The installation is a suggestion to break the industry-consumer-reject cycle. 

The artist offers again discarded pieces found in thrift shops, made unique by simple fabric manipulation, in an attempt to recover what has been sacrificed in the name of profit.